Moira Ricci è un’artista visiva italiana, nata a Orbetello nel 1977 e attiva tra l’Italia e l’estero, la cui ricerca si sviluppa a partire dalla fotografia per estendersi al video, all’installazione e all’uso di materiali d’archivio e sonori. Formata in ambito artistico e fotografico, Ricci ha costruito nel tempo un linguaggio personale e riconoscibile, incentrato sull’indagine della memoria, dell’identità e del rapporto tra esperienza individuale e dimensione collettiva. Il suo lavoro è profondamente radicato nel vissuto personale, ma si apre costantemente a riflessioni più ampie di carattere sociale, culturale e antropologico



Un esempio emblematico del suo approccio artistico è il progetto 20.12.53–10.08.04 (2004–2009), nato dopo la perdita prematura della madre. A partire da vecchie fotografie — spesso tratte dall’album di famiglia — l’artista inserisce la propria figura adulta, trasformando ricordi passati in un dialogo visivo con l’assenza, restituendo presenza e continuità a una storia privata. In questo lavoro la memoria diventa elaborazione, nostalgia e insieme una forma di consolazione: Ricci tenta di ricostruire relazioni perdute, offrendo alla propria storia intima un nuovo significato universale.
Negli anni successivi l’artista ha allargato lo sguardo, intrecciando narrazione autobiografica e mito, realtà e invenzione. In progetti come Da buio a buio (2009–2015) e Dove il cielo è più vicino (2014) emerge una riflessione sulla crisi della terra e delle culture contadine, sul declino dei legami con la terra, sull’abbandono dei poderi e sull’esodo verso un futuro incerto. In queste opere la Ricci mischia fotografie, video, registrazioni sonore e immagini trovate per costruire “documentazioni” di storie a metà tra realtà, mito e sogno — come la trasformazione di una mietitrebbia in astronave o la creazione di figure fiabesche come “bambine-cinghiali” o “uomini-sasso”.



Per Ricci, l’immagine non è solo testimonianza: è materia viva da manipolare, attraverso la quale interrogare il tempo, la memoria, l’identità e la loro fragilità. Il suo sguardo è insieme malinconico e visionario, capace di riportare il passato nel presente e di dare nuova vita a storie personali e collettive.
Attraverso la sua arte, Moira Ricci ci invita a riflettere sul valore delle radici, sull’appartenenza, sulla memoria come strumento di consapevolezza e di trasformazione — in un percorso dove il privato diventa universale e la terra, con le sue storie, torna ad abitare l’immaginario contemporaneo.


























